(Testo liberamente ispirato al film La venticinquesima ora di Spike Lee.)

Nell’ora che segue l’ultimo rintocco – che non si nomina perché in esilio, un passo oltre la ventiquattresima – sono immobile a contemplare dall’alto la città: un bel vedere di corpi, lividi e macerie.
Non inganni il mio nome. Gennaro Esposito è il codice a barre di un’anima tra milioni di altre, senza nome e senza speranza. Anime del purgatorio.

È buio, ma non abbastanza. Un’ombra famigliare galleggia sull’osceno ristagno di corpi. La riconosco: è la mia. Vittima tra le vittime. Di quale carnefice colpa? Essere nato nel posto sbagliato, costretto a patire in eterno l’eco assordante dello stesso, unanime, giudizio: COLPEVOLE… COLPEVOLE… COLPEVOLE.

Annuncio: Gennaro Esposito è stanco. Di quell’indice e di questa colpa.
Che nessuno osi più segnarlo col dito, confonderlo con gli altri, perché lui è onesto, e vuole ancora credere che prima dell’orgoglio d’essere napoletano, deve venire quello d’essere uomo.
Ci siamo arrivati, lo riconosco: è il GRADO ZERO.

Come hai detto?! Affanculo io? Vacci tu! Tu e questa fetente di città e chi ci abita.
No no, anzi… in culo ai mendicanti che mi chiedono i soldi, e agli extra comunitari che mi sporcano il vetro pulito della macchina… Ehi! Che ti avevo detto?! Smettila subito, mi hai sentito?!
In culo al cosiddetto ‘popolino’ dei quartieri… Ma chi siete? E da dove venite, branco di delinquenti ignoranti, discendenti di Annibale e della sua barbarie… basta urlare!
In culo ai posillipini, con la loro puzza sotto al naso e il pulloverino in tinta annodato sulle spalle… Nessuno vi ha detto che gli anni 80 sono finiti da un pezzo?!
In culo all’esclusivo circolo dei secondiglianesi… Maledetti voi e le vostre madri complici… e maledette le pasticche che offrite a ragazzini di sei anni da sbarre di ferro spesse come quelle che dovreste vedere per l’eternità!
In culo alla provincia e ai provinciali, che ormai sono la maggioranza, e ogni fine settimana scendono come Apache dalle montagne per tifare la nostra squadra… La nostra, non la vostra! Teppisti… tornatevene in tenda a vomitarvi in faccia il vostro dialetto sguaiato e imbarazzante!
In culo agli avvocatucoli e ai traffichini del Centro direzionale che – lo sanno tutti – è il peggior covo di loschi individui della città… mafiosi in doppio petto che si scambiano tangenti e false fatture da scaricare sulle spalle di poveri cristi che le tasse vogliono pagarle, e non per assistere inermi allo sfacelo della loro città perpetrato da una loggia di viscidi lampadati…
In culo ai cosiddetti emigranti di ritorno, che da giovani si sono sentiti eroi a soffocare i loro anni migliori nella nebbia plumbea di un nord ostile e razzista, e adesso sono così stupidi da tornare, in età da pensione, e sciorinare la loro bella lista di confronti, prova inconfutabile di quanto le cose funzionino male da noi e a meraviglia da loro. Ma ‘loro’ chi? Lo volete capire che il sangue non si lava con un viaggio in Eurostar?! Ne siete fieri? Non ne siete fieri? Quello che voi pensate non conta, le vostre radici saranno sempre qui, a ricordarvi il puzzo di fogna e capra del profondo sud che vi ha partorito!
In culo agli zingari… Sporchi parassiti, non toccate i nostri bambini!
In culo all’Italsider e al disastro ambientale che ci ha lasciato – ma quale nostalgia… – e a tutte le eroiche imprese che resistono perché affiliate alla camorra, marce dall’ultimo guardamacchine abusivo al primo capo struttura responsabile con ufficio in attico e vista mare.
In culo ai poliziotti vili, corrotti, compiacenti, che preferiscono chiudere tutti e due gli occhi per campare senza problemi, anche quando uno di loro, appena ventenne, fa bene il suo mestiere, e questo basta per metterlo alla gogna. Bravi, restatevene nascosti dietro al vostro muro di omertà. Ma ricordatevi: Avete tradito la nostra fiducia!
In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni dei bambini innocenti.
In culo alla chiesa che li protegge, e distrae la nostra attenzione sollevando dibattiti etici a cui la società civile ha risposto da almeno trent’anni… Verginità pre-matrimoniale? Crisi della famiglia tradizionale? Ma andate a farvi vedere!
Dovevano liberarci dal male… ecco i risultati!
E dato che ci siamo ci metto dentro anche Gesù Cristo. Se l’è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un week-end all’inferno, e poi gli alleluia degli angeli per tutto il resto dell’eternità. Provi a passare lui due mesi di villeggiatura a Mondragone-Beach!
In culo al sindaco, al vicesindaco, agli assessori e alla giunta comunale dei miei coglioni… Non siete meno colpevoli di quei cavernicoli bastardi camorristi a cui ogni giorno una folla di sommersi si inginocchia fingendo ammirazione: sappiate che hanno solo paura di voi, e non c’è briciola di rispetto nella canna di una pistola!
Ma sì! Ora che ci penso: all’inferno tutti! Casalinghe, vecchi e bambini… e all’inferno la loro scaramanzia mascherata da antica tradizione. In culo a questa città di munnezza, e a chi ci abita! Che la lava spazzi via la sua storia, le sue chiese, il suo orgoglio… i suoi rifiuti!

Oppure no. No, Gennaro Esposito: in culo a te. Solo a te, e a quelli come te. Che parlano per frasi fatte, e si credono migliori.
L’inferno è tuo, già ti circonda; perchè ti macchi del peccato più grave. Stupido ottuso imbecille… sei nato nella più incantevole e oltraggiata città del mondo. Non senti come grida? Ha bisogno di te.
Ma è più facile così, vero Gennaro? É più facile odiare.

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