Chi sei, tu?
Sei un secolo, o un secondo?
Sei un battito di mani
che si spegne con le luci
oppure sei la vita
che si recita la parte?
Chi sei, piccolo uomo
che li percorri tutti, questi secoli,
come se fossero scintille
da cui ti ripari
dietro quel battito di ciglia rovesciate
nell’intervallo muto senza tempo
tra questa fine e un sempre nuovo inizio
prima che giunga il suono, tanto atteso,
di mille mani chiuse e poi riaperte
in un così prezioso istante per te
da non avere prezzo.

Sei solo un guitto
un guitto d’altri tempi.
Con quelle braccia arrese
sollevate in un cappello vuoto
oppure tese, verso il basso,
a raccattar la gloria
ti ostini nel percorrere le strade
che portano quei nomi sconfinati
dei tuoi bei sogni e delle tue passioni.
Un passo per volta, attraverso i secoli,
fermandoti di tanto in tanto a bivaccare
senza distogliere lo sguardo dal tuo cielo
fisso negli occhi spalancati di chi guarda
e forse attende ansioso una risposta
che poi magari un giorno ti darà.

Poi accada quel che accada.
Perché tu, anima sporca e nobile,
continuerai a percorrere il tuo palco
che per te è la vita
come per gli altri la vita è un palco
cercando ancora di sfuggire
la quotidiana regola del recitare per vivere
provando, sempre più ostinato,
quando la folla si sarà stretta un poco attorno
e le nuvole dal vento cancellate
semplicemente a vivere per recitare.

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