Il grande Jimi diede da parte la sua vecchia chitarra.
Poi si mise in piedi, fermo, a divorare quel silenzio. Non ebbe il tempo di trovarlo inquietante. Perché quegli occhi pesanti e dilatati ricaddero sul mistero della biancamagica polvere d’oro.
Come i sogni, che faceva con le note in bocca e nelle mani, mentre stringeva il dannato strumento di morte. Si alzarono di colpo in volo mille note, nel silenzio prezioso.
Il laccio stringeva il piccolo braccio scuro, e nella notte un cuore si fermò, immerso in quell’assolo ferrato e folle.
Si spensero due piccoli occhi neri che urlavano la vita troppo in fretta per lasciarle lo spazio, l’aria. E respirare in quel frastuono divenne un male insopportabile per chi, come lui, il rumore lo scacciava fuori a calci.
Per rimanere solo, assieme alla memoria. Sua madre che entrava leggera fu allora il ricordo. Ma quali benzine e chitarre rovesciate nel buio. Ma quali estasi e divampanti emozioni.

Bambina cerca di capire,
ti dirò amore in mille modi ancora,
ma la mia musica è sangue sulla pelle,
acido benzina e alcool puro
e tu non capiresti.
Lasciati dormire adesso.
Resterò solo nell’ultimo momento
guardandomi lo sguardo in queste corde
lucide come ghiaccio,
tirate a cappio stretto attorno ai sogni.

Poi venne il silenzio, sicuro e prezioso come se stesso. Quando ci si appartiene.
E furono lacrime di fan coglioni e inutili.
E furono amori secondari, da dietro l’angolo.
Una sveltina e via. Tra le bottiglie di alcool rovesciato.
E tanta vita bruciata in un istante. Per dare fuoco a quella sola, giganteggiante e unica, chitarra.

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