È festa in città.
Il rumore invade tutti gli spazi.
La strada brulica di gente;
di bimbi col gelato,
di grassi uomini col bastone,
di piccoli sorrisi affilati.
Passeggia la signora dall’enorme cappello.
Non si ferma mai
avanti e indietro
avanti e indietro
avanti e indietro
nella sua interminabile marcia.
Sente ridere forte alle sue spalle
ma avanza inarrestabile e fiera,
più forte dello scherno,
più forte dell’invidia,
più forte dell’odio.

È giunto il buio in città.
Passeggia la signora dall’enorme cappello
avanti e indietro
avanti e indietro
avanti e indietro
Adesso è sola.
Non c’è più nessuno
attorno a lei.
Avverte la prima stanchezza.
Per un attimo sembra quasi che stia lì
per inciampare.
Ma sente di non potersi più fermare
adesso
nella sua marcia inarrestabile
avanti e indietro
avanti e indietro
avanti e indietro
per le vie deserte della piccola città.

Di colpo si accorge
che non ci sono più bambini
a ridere di lei,
non c’è più il farmacista
che la guarda stranito,
non c’è più il prete
che la guarda contrito
non c’è più la lavandaia
che la guarda stupita,
non ci sono più le giovani donne,
che la guardano ammirate.

È sceso il buio anche
sullo strano, buffo cappello,
adesso.

È un buio pesante e invadente.
Ricorda il rumore
del giorno passato,
sembra quasi che sappia
di morte.
La signora dall’enorme cappello
ha rallentato i suoi passi.
Pende di lato ora
il suo grosso cappello.
Si scorge una rotonda
testa calva
nell’oscurità.
Camminare è divenuto
insostenibile ora.
Nessuno più che ti guardi,
signora dal buffo cappello.
Nessuno più che rida di te,
signora dal triste cappello.

La marcia si è arresa
in una oscurità profonda e disarmante.
Nella strada grande della città
c’è solo una donna
nel buio
che piange, china sui suoi passi,
in cerca disperata e vana,
con gli occhi persi nella terra.
Urla che la notte le ha rubato
qualcosa.
Biascica parole senza senso.
Nessuno più che la voglia
ascoltare,
nessuno più che la voglia
guardare,
nessuno più che la voglia
osteggiare,
nessuno più che la voglia
solamente
amare.

È notte fonda adesso.
Le serrande sono abbassate,
le finestre sono serrate,
gli occhi abbandonati
al sonno più profondo.

Si è fatto tardi,
signora dagli occhi velati
tutto tace, oramai.

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