Pian piano nel parco un cieco cammina.
Percorre con calma gli ultimi viali della sua vita.
Che siano semplici – pensa –
che siano dritti e di lieve pendenza
che siano privi dei tanti ostacoli
dei tanti ostacoli già sopraggiunti.
Alcuni affrontati, alcuni aggirati
alcuni…

Pian piano nel parco un vecchio cammina.
È solo nel buio. Ma è un altro buio.
È il suo, di buio.
Adesso è lì che pensa: se non ci fosse il vento…
come farei se non ci fosse il vento,
che mi accompagna verso il mare?
Se non ci fosse il profumo dei fiori…
come farei se non ci fosse il profumo dei fiori,
che allieta le mie giornate sempre più lunghe
in questa vita sempre più breve?
Se non ci fosse la ghiaia, sotto i miei stanchi piedi…
se non ci fosse, come potrei scivolare così bene
lungo questa ripida pendenza,
come potrei mai?

Pian piano nel parco un cieco si siede.
Cosa avrà da sorridere?
Si domanda la studentessa pettegola.
Cosa avrà da star male?
Si domanda l’accattone, nel suo buio.
Non ha niente da ridere
e niente da star male.
Ha solo capito, finalmente.
Ha solo deciso di lasciare il suo vecchio bastone
che torni pure alla sua natura.
Ha solo deciso di lasciarsi andare a quella ripida discesa
che torni pure alla sua natura.

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