Il bambino ribelle

disegna forme sulla sabbia.

È indaffarato in mille artifici,

ruote e capriole.

Si rigira come danzasse,

su quel mare di polvere bianca,

credendo di lasciare una traccia.

Neanche il tempo

di fermarsi a pensare

un istante.

Neanche il tempo

di avere paura

un istante.

Il bambino ribelle

gioca con i colori della vita

strusciandosi nella sabbia

come un pagliaccio spaventato dal vento.

Ha il sole sulle labbra e, dispettoso,

ride al cielo assieme ai suoi capelli

spettinati di luce.

Sbigottito,

mira l’infinito della linea dorata

che lo separa dal cielo,

e nemmeno si accorge

dell’acqua ai suoi piedi,

che mangia ogni cosa,

cancellando ogni traccia,

sotto i suoi occhi beffati

di naufrago cieco.

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