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I. COMPARTO GIOCHI – “Tu sei felice?”

Un parco giochi al chiuso, per bambini. Ma nel corso della rappresentazione vedremo solo adulti.
Un grosso contenitore-piscina di palline colorate all’altezza della quinta di destra. Piccoli scivoli di plastica, anelli che scendono dall’alto, rete di corda per arrampicarsi e sullo sfondo quelli che paiono essere grossi quadri di carta velina, che successivamente verranno sfondati. Un giocoliere vestito da clown che di tanto in tanto passa sul monociclo, tentando grossolani equilibrismi con una scopa. Diverse figure di adulti dai lineamenti facciali irriconoscibili si muovono attorno ai giochi, come fantasmi. Immobilità e noia assoluta. Oscurità e silenzio.
Voce off: (che sussurra meccanica e annoiata) Chi siamo noi?
Abbiamo paura e ci intratteniamo. C’è un modo per dire il silenzio? Esprimere l’immobilità?


Chi siamo noi? Abbiamo paura e ci intratteniamo….
Un uomo seduto su uno scivolo si alza d’improvviso.
Uomo: (infantile) Gioco? Facciamo un gioco.
Tutti gli altri: Gioco gioco, facciamo un gioco.
Uomo: Si intitola: “Tu sei felice?” Ognuno di noi fa una domanda all’altro e l’altro deve dire la verità. Bugia uguale schiaffo.
Tutti gli altri: Gioco gioco!!!
Cominciano: Si dispongono a cerchio e iniziano a porsi uno per uno la domanda: Tu sei felice?
Il primo giro rispondono tutti: ‘Sì sono felice’, oppure ‘sono molto felice’, oppure ‘beh sì direi che sono felice…’
Ognuno di loro prende uno schiaffo.
Sono contenti del gioco. Proseguono. Il gioco si fa duro.
La domanda continua a girare e tutti loro si incattiviscono. Volano schiaffi sempre più pesanti finché inevitabile giunge la rissa. Si picchiano selvaggiamente piangendo ma continuando a gridare: “Io sono felice!”. Improvvisamente uno di loro, Rolando, spezza il circolo vizioso.
Rolando: Basta, sto male, io sto male!
Tutti si bloccano. Rolando esce dalla mischia, confuso e spettinato.
Tutti lo guardano. Lui guarda loro
Silenzio
Rolando: Sono solo, e sono infelice.
Gli altri, entusiasti, dapprima con timidezza poi sempre più forte, iniziano ad applaudire.
Rolando prosegue (unico illuminato da un fascio di luce che gli rende riconoscibile la faccia)
Rolando: La mia famiglia è un fallimento, io sono un fallimento.
Applausi intorno entusiasti.
Come padre non valgo niente
Applausi
Come amante non valgo niente
Applausi
Per concludere: strapperò e mangerò il cuore ad ognuno di voi.
Risate e applausi che però nell’osservarlo negli occhi si placano, si smorzano, finché Rolando non afferra una clava di plastica e la solleva minaccioso. Gli altri terrorizzati scappano via.
Resta solo Rolando, unico illuminato e riconoscibile.
Immobile e perplesso guarda la direzione d’uscita degli altri.
Buio

II. COMPARTO ARREDO – Il divano

Luce
La scena è cambiata. Nell’ombra il ‘comparto giochi’ di prima. La luce è adesso direzionata sul proscenio, al centro, laddove c’è un divano. Rosaria seduta fissa un punto lontano, pensierosa.
Franco in piedi si guarda attorno, guarda l’orologio, Rosaria, l’orologio, ancora attorno…
Rosaria: (canticchiando sottovoce, mentre accarezza il pelo di un orsacchiotto di peluche) Ninna nanna, ninna-oo… questo bimbo a chi lo doo… lo darò all’uomo nero che lo tiene un mese intero…
Franco: Non è che ci possiamo stare tutta la vita…
Silenzio
…Io volevo pure andare al terzo…
Silenzio
…Al terzo mi hanno detto che è bello…
Silenzio
…Al terzo per esempio ci stanno le candele. 140 metri quadri solo di candele
Silenzio
…vengono pure i giapponesi per andare al terzo…
Silenzio
…Poi ci stanno le piscine. Una a forma di otto… e ci fanno il bagno, dentro. Giapponesi veri.
Rosaria: Franco! Ma tu qua stai? Perché non te ne vai al terzo. Mi hanno detto che ci sono un sacco di cose…
Franco: E tu che fai…?
Rosaria: Io ci devo pensare, mica è facile…
Franco: Stiamo da un’ora
Rosaria: Io…
Franco: Allora facciamo così
Rosaria: Vai vai
Franco: Torno qui tra un quarto d’ora e
Rosaria: Vatti a divertire vai
Franco: Perché ci sta pure una piscina, otto candele, a forma giapponese…
Rosaria: Franco, a me qua mi trovi, dove devo andare…
Franco: Vabbè, allora…
Rosaria: Vai.
Rosaria guarda improvvisamente disgustata il peluche. Lo getta in un angolo del divano. Si alza. Gira intorno al divano, lo accarezza. Ci si sdraia, lo prova. Lo apre lo chiude, lo riprova seduta. Lo annusa, spesso, profondamente. Si siede per terra, poggiando la testa sul bracciolo. Poi torna a sdraiarsi sul divano. Chiude gli occhi.
Arriva Stefano. Si siede sul bracciolo. La scruta. Si guarda in giro. Controlla il display del cellulare. Lei si sveglia di soprassalto.
Rosaria: Oh, scusate. Madonna mi sono… ma che ore sono?
Ride
E’ ancora aperto?
Stefano fa segno di sì
No, perché mi sono… ma che ore…?
Comunque è bello. E’ proprio bello.
Stefano annuisce
E poi cià pure questa cosa, che si toglie…
Ed è importante che uno… se si sporca può cambiare…
Stefano: E’ sfoderabile
Rosaria: Eh sì, non mi veniva.
…perché il ragazzo, non sia mai uno lo chiama bambino e come si incazza…
quello è educato, come. Ah sì, educato è educato. Ma mettete che fa cadere qualcosa…
Invita la ragazzina, si vedono un film e bevendo una cocacola…
Quelli sono ragazzi… Ma se uno può togliere la cosa per lavare…
Stefano: Sì, è sfoderabile.
Rosaria: Sfoderabile, è sfoderabile.
…E’ quello giusto, secondo me è questo, l’abbiamo trovato.
Perché io lo dico sempre a Franco, è inutile che prendiamo uno che costa meno e poi dopo due tre anni… sapete quando inizia a fare quella forma che uno ci affonda dentro e sembra comodo ma dopo due anni…
Stefano: Se scassa.
Rosaria: Eh, bravo: se scassa. Lo dico sempre a Franco. Franco è mio marito.
E lui fa: Decidi tu, per me è uguale, un divano ci dobbiamo comprare, mica è una tragedia.
Ma che c’entra? Le tragedie sono un’altra cosa.
Però se uno deve affrontare la spesa, ci pensa bene. Qui non è che navighiamo… Voi mi capite, eh?
Stefano annuisce.
Perché gli altri costano tutti meno, me questo è l’unico…
Stefano: Sfoderabile
Rosaria: Sfoderabile. Certo che mica è facile…
Stefano: Signora, se non ve lo volete comprare, non ve lo comprate…
Rosaria: No, io mica… Ma che avete capito? Ah, vi pensavate che lo facevo per il prezzo…
Farmelo abbassare…
Stefano: Decidete voi, per me è uguale.
Rosaria: No vabbè lo so, che c’entra
Ride
La stessa cosa che dice Franco. Uguale, per me è uguale…
E io vi devo dire la verità: quasi quasi lo prendo. Non sono sicura sicurissima, ma quello è carattere.
Sapete quei negozi che vendono solo vestiti per bambini?
Quando è nato Giuseppe entravo e ci restavo un sacco di tempo. C’erano sempre due o tre cose che mi piacevano tutte e due, e tre. Io dovevo scegliere, ma non riuscivo a scegliere. Però mi fido di voi. Se dite che è buono…
Stefano: E’ sfoderabile. E se il ragazzo… la cocacola… dopo due anni… Non si scassa.
Rosaria: E’ la stessa cosa che dico io…
Pausa – lo guarda
Mi state sfottendo?
Stefano fa segno di no
Ah, no scusate. Non volevo mettervi in imbarazzo… Voi che dite, lo prendo…?
Stefano: Se non ve lo volete prendere, non ve lo prendete…
Se poi ve lo volete prendere, ve lo prendete
Rosaria: Uh, e come siete curioso… Assomigliate a qualcuno, ma non…
Sapete quando uno vede una persona, però non sa dire, e dice boh, forse in un’altra vita, è stato…
Stefano: Resuscitato
Rosaria: (Ride) No, che c’entra resuscitato! Gesù gesù…
Non avete capito…
…ma voi è il primo giorno che lavorate qui? Non ci siamo mai visti?
Stefano: Ce ne stanno pure altri. Costano di meno…
Rosaria: Ma uno certe cose se le ritrova, meglio non risparmiare.
Poi ci serve proprio. Uno così. Pure la grandezza. Entra giusto giusto nello spazio vuoto.
Perché stiamo cambiando casa… vabbè mò ve lo dico, ma non ridete…
Spostiamo i mobili ogni giorno. Veramente ogni notte. Non vi dico… (ride) quello di sotto… un altro po’ ci querela… Il comodino al posto del televisore, il televisore al posto della credenza, la credenza al posto del comodino… Ma la volete sapere la cosa divertente?
Spostiamo spostiamo, ma alla fine ‘a casa chell’è. Rimane giusto lo spazio libero per il divano, sempre. E’ un vuoto che non riusciamo a riempire.
Ogni notte… E finisce che rimettiamo tutto come all’inizio.
No, non ci querela. Noi siamo brave persone. Poi ci saluta sempre, fa una smorfia strana ma capisce, per forza che deve capire… Noi ci proviamo a cambiare ma poi…
Stefano: (mentre torna a controllare il suo display) L’abitudine, la noia…
Rosaria: Eh, sì. Anche questo… Certo però è facile parlare di abitudine e noia…
Tu sei giovane. Ti posso dare del tu…? Alla tua età… la noia è pure bella, che uno sta lì, si guarda in giro… è felice… Poi si svuota, il palloncino, e viene fuori l’aria. E’ difficile respirare. Qui dentro. Un caldo… Ma io ho capito a chi somigli. E come no? Al mio Giuseppe.
Vabbè che voi giovani… Siete tutti un po’ strafottenti, con questa cosa che tenete che non guardate mai negli occhi, sfuggenti… Però sei simpatico. E quanti anni hai?
Silenzio
E’ molto che lavori qui?
Silenzio
Vivi ancora a casa con mamma e papa, eh? Si vede. No, mica che è un’offesa! Anzi.
Un bravo giovane, composto. Pure Giuseppe. Vi devo far conoscere, qualche volta.
Ma non è che io e tua madre già ci conosciamo?
Silenzio
Vuoi vedere che mò usciamo pure a parenti…?
ride/pausa
Aaaaah…! Era tanto che non mi facevo una chiacchierata con qualcuno…
Stefano si siede sul divano, accanto a Rosaria.
Stefano: Sto in questo posto. Non ho una madre, non ho un padre, o una sorella.
Ho un divano.
Rosaria: Un divano… E che significa? Mi dispiace che non hai nessuno…
Aggiustati questi capelli, vedi. (gli accarezza il viso, lui si scosta)
Scusa, scusate (imbarazzata). E’ che Giuseppe… Quello cià i capelli un po’ lunghetti.
Io glielo dico sempre: Peppì, ma tu tieni bei lineamenti, tagliati stì capelli… sembri un drogato.
Porta la mano alla bocca come avesse detto una bestemmia
Silenzio
Il divano… io me lo prendo, eh?! Non ti preoccupare.
Stefano: No è per forza, se non ve lo volete prendere…
Rosaria: No, no ora mi sono convinta. E quando mi ricapita. Adesso che torna Franco… glielo dico. Lui mò è andato un attimo al terzo piano, per vedere la piscina.
Dice che è fatta a forma di otto. Sono venuti pure i giapponesi.
Che poi io lo vorrei vedere a questo che se la compra e se la monta a casa, da solo.
A parte il fatto che bisogna pure tenere lo spazio. Menomale che noi lo spazio per una piscina proprio non lo teniamo… A Franco gli piacciono assai queste fesserie. Franco è mio marito.
Si va sempre a cercare le cose esotiche, sapete… le candele, i giapponesi…
Che fai, sorridi? Guarda che è bello, mica ti devi vergognare se ti faccio ridere.
Stefano siede adesso girato dall’altra parte.
Rosaria gli sfiora con timore la spalla, per richiamare la sua attenzione.
Allora lo prendo.
Stefano: Non è in vendita
Rosaria: Cosa
Stefano: Questo divano, non si vende
Rosaria: (ride) Ma lo sai che sei proprio simpatico… ‘questo divano non è in vendita…’
Adesso che arriva Franco, non ti preoccupare…
Stefano: Ce ne stanno altri, sono più economici…
Rosaria: No no, io ci ho pensato: E’ meglio questo. Dura tanto.
Stefano: Dopo due anni… la cocacola, e poi è…
Rosaria: Sfoderabile, infatti. E’ quello che dico.
Stefano: Però non è in vendita
Rosaria: Non è in vendita… (perplessa) Perché stava qua e…
Stefano: Sì sta qua. Ma non vuol dire…
Rosaria: Ma io…
Stefano: Si vede signora. Se era in vendita stava là, con gli altri. Non c’è il prezzo, sta qua, non là, non ci sono cartellini. Questo è per far sedere le persone!
Rosaria: E’ un divano.
Stefano: Sì, ma esposizione. Quelli là sono in vendita
Rosaria: Se è un problema di soldi, non ti devi preoccupare, eh? Se hai bisogno
(gli aggiusta di nuovo i capelli)
Stefano: Non c’entrano i soldi. Non è che tutto si può comprare…
Rosaria: No infatti. Io perché pensavo… mica volevo dire… mi piace come l’hai detto.
E se non è in vendita non è in vendita. Significa che è fatto per restare…
Stefano: Qui, per quelli che si vogliono sedere.
Rosaria: E’ un divano… però è bello. Se si macchiava questo… Giuseppe è ancora ragazzo…
Lo sai come succede. Sei ragazzo pure tu. Magari invitava la ragazzina. Si guardavano la televisione, un bicchiere di cocacola… Una tragedia… poteva essere una tragedia…
E invece… non succedeva niente, e perché? Perché tanto questo è… è…
Stefano: Sfoderabile…?
Rosaria: Bravo
Stefano: Mi è venuta così…
Rosaria: Perché sei intelligente, e non sei solo.
Stefano: Perché ho un divano.
Rosaria: Questo, divano.
Si avvicinano sempre più.
Stefano poggia la fronte sulla spalla di Rosaria, che lentamente gli poggia la mano sui capelli.
Stefano accuccia la testa sul grembo di Rosaria che si china a proteggerlo come una chioccia.
Da una sala contigua posta alle spalle di questa, entra in scena Franco.
Franco: (alterato, rivolto a qualcuno dietro le quinte) Io ho solo detto che non ci sta bisogno che dite “c’è una piscina”, mi telefonate pure a casa per dirmi “c’è una piscina”, mi riempite la posta, di piscine, e poi la piscina vengo e non c’è! E’ una questione di rispetto del cliente… e-ti-ca!
Che cosa?!
Silenzio
Chi te muorto a te e a mammeta!!!
Si aggiusta, fa un respiro, sbuffa e si accosta al divano. Percepisce che sul divano non c’è nessuno.
Comincia ad esaminarlo dal retro. Si guarda intorno. Lo tocca, lo annusa, si accovaccia di lato e sbatte la testa contro il bracciolo per testarne la morbidezza.
Poi ne misura la lunghezza e la profondità con i piedi, e cerca di immaginare come entrerebbe nello spazio libero a casa. Annuisce in segno di approvazione. Fa due passi. Poi guarda l’orologio. Si chiede dove sia la moglie. E’ di spalle al divano. Rosaria si accorge della sua presenza.
Rosaria: Com’era la piscina?
Franco: Oh!
Rosaria: Uè, sono Rosaria.
Franco: Ma che fai gli scherzi? Dove stavi?
Rosaria: Questo è Franco, mio marito. Lui è Giuseppe… un ragazzo che lavora qui.
Stefano: Stefano
Rosaria: Stefano… è un ragazzo.
Franco: Eh. Ho capito… prendiamo questo divano.
Rosaria: No, no!!! Questo no!
Franco: E perché?!
Rosaria: Non è in vendita, è per chi si siede.
Franco: Ma è bello, si vede che è solido. Spendiamo un po’ di più…
Rosaria: Ti ho detto di no! Non c’entrano i soldi. Non è che tutto si può comprare.
Ci sono quelli, costano pure meno. Diglielo Giuseppe che costano meno!
Franco: Si chiama Stefano! La smetti?!
Rosaria: Mi sono sbagliata, non si può mai sbagliare con te… che vai trovando?
Che mo’ mi alzo come se niente fosse e ce ne torniamo a casa senza…
Franco: La devi finire. E’ passato un anno. Io voglio ricominciare, sei tu che non vuoi ricominciare!
Rosaria: Ma che ne sai tu…
inizia a piangere piano
che ne sai… questo era bello, pure la grandezza… giusto giusto nello spazio vuoto…
Ma non è in vendita.
Stefano: Siete voi che dovete scegliere, il divano è questo.
Rosaria: (sorpresa) Come? Allora…!
Franco: Si può sapere, è in vendita o no…?
Rosaria: No, non è in vendita. (coprendo gentilmente, con una mano, la bocca di Stefano)
E’ solo un divano… non è una tragedia, non è una tragedia!
Franco: Dai, vieni. Ti aiuto io. Torniamocene a casa.
La cinge con riguardo per la vita e lentamente l’aiuta ad alzarsi.
Le mani di Rosaria e Stefano si staccano a fatica.
Franco e Rosaria si allontanano sotto braccio. Rosaria si ferma
Rosaria: Franco, non lo saluti Giuseppe, prima che ce ne andiamo?
Franco tiene la testa bassa. A fatica si volta, seppur non completamente, verso Stefano
Franco: Buona giornata.
Mentre escono
Rosaria: Com’era la piscina?
Franco: Quale piscina? …
pausa
…Bella! A forma di otto. Cinesi e candele dappertutto…
Rosaria: Ma non erano giapponesi?
Franco: Cinesi, giapponesi…
Rosaria: (riprende a canticchiare) Ninna nanna, ninna-oo… questo bimbo a chi lo doo… lo darò all’uomo nero che lo tiene un mese intero, lo darò…
Stefano resta solo, seduto sul divano. Comincia a ridere. Cerca di trattenersi ma non ci riesce.
Squilla il cellulare. Stefano risponde
Stefano: Oh. Finalmente. No, mi è successo un fatto…
Mi hanno preso per uno che vende divani, e una signora pensava che ero il figlio morto
Madonna… qua la gente sta male…
Silenzio
Sì, lo sai che ci vengo… ‘a sciare’; facciamo due piste. Quanto?
Silenzio
Sei un fratello, veramente. Allora solito posto, solita ora. Grazie. Ciao.
Ci vediamo stasera. Stanotte… volevo dire stanotte. Oh? Grazie eh?!
Resta seduto sul divano con lo sguardo fisso nel vuoto. Controlla l’ora. La sua attenzione ricade sul divano. Lo accarezza. Annusa la fodera. Lo prova in varie posizioni. Ripete le movenze di Franco quando ‘testava’ il divano. Ci si sdraia. In pochi istanti un buio assoluto rosicchia la luce diffusa nell’ambiente, fino a prendere il sopravvento.
Buio
Voce altoparlante (off): Si ricorda ai signori clienti che è aperto il punto ristoro per tutta la famiglia. L’animazione ha il piacere di invitare i vostri bambini al terzo piano, nella nuova piscina ‘del drago’, a forma di otto. Per i più grandi, a breve avrà inizio ‘Il gioco è questo’, uno spettacolo a cui non si può mancare. Buon proseguimento. Ikea vi ringrazia.

III. COMPARTO GIOCHI – La croce

Luce
Rolando, l’uomo di mezza età, vestito ‘da domenica – piccolo borghese’, rimasto solo dalla prima scena, controlla di continuo l’ora sul cellulare e si sporge a controllare l’interno della piscina-contenitore di palline.
Poi torna ad ispezionare con un misto di paranoia e sospetto, gli astanti invisibili e lontani, come vivesse nell’eterno terrore di essere controllato da occhi invisibili.
Incantato verso un punto indefinito, impugna ancora la clava di plastica fluorescente.
Rolando: (canticchiando)…fatèce largo che passamo nooi…
(poi, sempre più forte, fino a diventare violento, brandendo nel vuoto la clava)
FATECE LARGO CHE PASSAMO NOOOIII!!!
Si ricompone, si guarda attorno, esegue un gesto di cortesia a qualcuno che passa lontano
Una volta sì che se campava. Gli spezzavamo le ossa… rossi de merda… Guarda ‘sto frocio!
…ma come fanno? Io, se nascevo così… me lo facevo tagliare…
Controlla con preoccupazione il contenitore.
Pino, che per caso ti piacciono le bambole, a papà?! Ride. Si ricompone.
Mica mi sente…
Guarda il contenitore.
Ma come li fanno, ‘sti cosi? Me pare ‘a gabbia der Papa (bussando con forza sul vetro)
Ahia! Pinoo, dai che il papà se sta a fa du… è tardi, e la mamma ci aspetta in sala, che comincia lo spettacolo. Ci sono pure quei vecchi infami… i nonni! Vengono i nonni! Aho! Ma che ce stai in immersione? Dai che papà deve fumare, e le sigarette ce l’ha mamma, che me le conta una per una… ha deciso che voglio smettere… santa donna!
Ma in chiesa nun c’è l’obbligo de scrive… ‘il matrimonio nuoce gravemente alla salute’…? Mah…
Silenzio
Fatece largo che passamo noi…
Si aggrappa alla rete di corda e grida attraverso le fessure.
‘A voi passà sta palla?! Rincoglionito, che te se incollata ar piede?! Si ricompone, abbassa il tono. Ma non tanto il matrimonio…
Se ce penso… un sistema de cose… na specie de nebbia sozza che piano piano s’è magnata l’aria intorno… e sì che so’ poeta! Quello dovevo fa… altro che carrozziere. L’ha detto pure Gloria… ragazza intelligente… du zinne!
Pinooo, dai bello, su a papà… Non vedo la tua testolina, che fai, te nascondi, ciccio bello?
Dai tesoro mio, che papà te la stacca a morsi la testolina, se fai il cattivo…! Scherzo, eh?
Che poi io so’ un buono, n’anima pia. Adesso poi che me so confessato, saranno tre ore da stamane… lindo e pulito come un bebé… A me perciò me piace tanto la mia religione.
E stamo sempre a criticà… il papa, l’ignoranza, ‘a sottocultura. Ma io glie vorrei dì a sti intellettuali, che poi so tutti froci comunisti: Aprire gli occhi! Ma dove la trovate na cosa così perfetta, come na chiesa che entri pieno fino ar gozzo de peccati, ed esci innocente, sì, inno-cen-te. Proprio come…
un bambino (rigirandosi verso il contenitore).
Pure se Don Michele è stato infame stamattina. Nun me poi ascoltà e restà zitto, no…
Commenta, giudica, m’assegna le preghiere. Ma chi ssei ahoo!?
‘Chi è Gloria, chi non è…?’ E poi tutta na pippa sul matrimonio, il sacro vincolo.
Si siede serio di fronte al contenitore
Tesoro: la verità è che tu madre, tu-a ma-dre… è una… balena-sudata-infiacchita-rompipalle-e-frigida! L’ho detto! So che ti farà male, ma un giorno capirai…
Il papà è ancora giovane, c’ha un core qui che batte, e ‘a vita sta vita che score più der sangue…
Pausa. Riflette in silenzio
Il Riccio una vorta, me ricordo, picchiò a sangue su moie.
Una vorta sola. Ora non voglio di che ha fatto bene, perché so cose queste?! Ma se invece de giudicà Don Michele avesse un secondo, dico uno, riflettuto magari fatto esperienza di prima va, con una donna… perché poi devi sapè detto tra noi, so na gran massa de froci pure i preti.
Si copre la bocca e guarda in alto impaurito
Vabbè vabbè cancello ciò che ho detto, ma comunque…
Poteva pure evità de sputtanallo quel povero Cristo nell’omelia domenicale portandocelo a esempio de male assoluto, povero dio che gliè scappata un po’ la mano così, pò pure capità, che mica semo santi… o no? Dovresti trovartela davanti di notte, mentre te russa in faccia come un elefante, sudata e grassa, un cotechino coi bigodini… me fa un ribrezzo (a voce sempre più bassa)
Cosa? Che hai parlato? Hai detto? Papà nun po sentì, sto vetro infame… proprio nun so capace, nun te sentooo! Mannaggia… (disperato) Cioè cosa vuol dirti il papà… in parole spicciole…
Il bene e il male… Ma veramente ci crediamo? Sta distinzione netta, severa, delle cose, princìpi…
La verità soo le sfumatureee!!! (cantilenante)
Bene e male dai… non dico che so la stessa cosa, ma quante volte se somigliano che uno pò confonderse… chi siamo noi per decidere…
A vorte me vene da pensà che sto sistema, sta nebbia, che piano piano se magna la spontaneità, semo noi che ce la stamo a costruì! Co tutto l’impegno. Perché ce vo na certa classe pe rovinasse l’esistenza, mica che…
Si alza di scatto, contro la rete, e grida:
Eretico! Ereeticoo!!! Fuori! All’inferno. Devi bruciàààà! A me sta ardilà più che un giudizio me pare na rosticceria!
La prima delle tre tele alle sue spalle viene sfondata dalla testa di un prete.
Rolando impugnando la clava la percuote selvaggiamente per farla rientrare dentro
A-ffan-culo il prete, affan-culo!
La testa rientra. Rolando festeggia.
Fatece largo che passamo noooi… So stanco, so tanto stanco….
Scusa caro, il papà è un po’ stressato… Eppure me sarebbe piaciuto che tu m’avessi conosciuto prima, il papà era uno tosto eh? rispettato, altrochè…
Cammina avanti e indietro, sempre più irrequieto
‘Bene’ e ‘Male’ so du parole. Come, fai conto: Arbitro – cornuto!
Si calma, si siede, raccogliendo la concentrazione
Una cosa te la voglio dì, che poi… magari …poi… me scordoo:
(con estrema dolcezza e circospezione)
La mamma – sta – cercando – di farti – diventaaare – frociooo. Per carità, non cascare in questa trappola fijio mio. In tanti ce cascano…
Cià provato anche con me. La lasci fà una volta, la lasci dì per quieto vivere, decidere al posto tuo, e pià il sopravvento. E una volta che se creato il precedente non la fermi più.
Amore mio capisci? La mamma è una donna. Adesso po sembrà na banalità, ma io te giuro – me poi credè… è la cosa – più dura – da accettare – pe n’omo – in tutta – la sua – vita! La più duraaa!
La tela di centro alle sue spalle viene sfondata dalla testa di una donna grassa di mezza età.
Rolando grida per lo spavento e colpisce ancora con la clava.
A-ffan-culo pure la mamma, fan-culo!
La testa rientra. Rolando avverte di essere osservato. Qualcosa lo distrae. Si ricompone
Pinuccio! sei pronto che qui stanno a spengere le luci?! Lo spettacolo c’è lo spettacolo!
Forza a papà salta fuori, risorgi dalle palle, che andiamo!
Poi appena il passante (ipotetico) è andato via riprende ad essere se stesso e inizia ad esaminare il pacco comprato poco prima dalla moglie…
Io sti akei che mica ce li capisco tanto… ‘sta logica che te lo devi montà tu a casa, che poi tu vor dì l’omo, cioè io, perché la signora Madonna e il suo bambino le manine sante mica se le sporcano…
Aperto il pacco si ritrova due pezzi di legno di circa un metro uno e due l’altro.
Bello però… ma che è?! Mica è facile… Cerca di decifrare le istruzioni…
A entra in B, attraverso C… gancetto qui…
‘A Pinoo, hai visto che glie viene a papà? T’ho appena costruito un… coso, na specie de…, insomma dai… la-la… ma che è?! Gesù, ma come le è venuto de comprà sta cosa… folle maiala!
Ma che te guardi! (rivolto a qualcuno) Co sti occhi che guardano. E giudica giudica…
Voi co sta morale tatuata in fronte… mo-ra-le!
Altra parola infame dico io. La sua attenzione torna sui due pezzi di legno.
Dai che si capisce chiaramente… na’ specie de…, cert… di ornamento ma…
maneggiandole, tentando vari incastri
Probabilmente che va così… La mette al contrario, poi di lato. Niente da fare.
La abbandona in terra e la guarda.
Ma non sarà… nooo, ma che sto a dì! Sì, na croce…, ma come te po venì soltanto in mente se nemmeno sai cos’è…
Allora interpretiamo, diciamo ‘vo significà questo e poi magari n’altro, ma attraverso l’ubiquità degli opposti che si attraggono, da subito…’. In pratica… ce famo certe seghe…!
Che te devo dì, capiscimi: ‘sta vita sola ciavemo. Nun soo cattivooo… ‘o so che un giorno capirai.
Dal terzo pannello di tela sbuca la testa di un uomo dall’aspetto violento.
Il Riccio?! E mò che voi?! Che to fatto, aho?! Va Via!
Clava anche la testa del Riccio fino a farla rientrare. Con il fiato in gola:
Fan-culo Riccio… mica so’ come te… nemmeno per idea… non t’azzardà, sai.
La sua paranoia comincia a dilagare. Si gira e rigira con la clava in mano intimorito da eventuali attacchi alle spalle.
Pino, e mo bbasta! Adesso perdo la pazienza, mi incazzo e sì! Esci ora oppure papà…
Si gira attorno, sorpreso
Nessuno più. ma che ore…? Non c’è nessuno. Siamo rimasti soli. Niente più occhi, che guardano. Di niente, niente. Si guarda meglio intorno fischiettando…
Pinuccio mio, scusa per prima, l’esaurimento… nun ce fa caso. Sta pure, stai. Anzi… Perché nun fai na cosa. Ascolta il papà. Un po’ più sotto, la vedi quella gialla? In fondo in fondo… la prendi al tuo papà? Me lo fai ‘sto piacere? Sei tanto bravo. Vai vai che papà sta qui e t’aspetta.
Di soppiatto scappa via lasciando il figlio e trascinandosi dietro la croce rimasta impigliata alla gamba. Esce. Si sente canticchiare sotto voce: Fatèce largo che passamo noi… (a scemare)
Silenzio assoluto. Dopo un po’…
Bambino: (off – urlando)
Papà? Papààà! Non riesco più a uscire! Ho paura. Come faccio da solo, è buio, ho paura di qui!
Silenzio. Improvvisamente terrorizzato: Chi siete voi?! Perché mi guardate?! No, non voglio, noooo… Papààà! Aiuto papààà!!!!
Buio

INTERVALLO. COMPARTO ESPOSIZIONI – L’orsacchiotto

Cinque manichini umani in posa al centro della scena, perfettamente immobili.
Suona una campanella. I cinque smettono la loro posa e in perfetta contemporaneità si accendono una sigaretta e fumano. Entrano altre cinque persone e danno il cambio ai precedenti che, continuando a fumare in sincrono, vanno via.
I nuovi cinque manichini, vestiti nell’identico modo, assumono le pose di quelli precedenti.
Silenzio e immobilità.
Dalla prima quinta di sinistra entra in scena un orsacchiotto meccanico. E’ lo stesso che nel comparto arredo carezzava Rosaria.
Il giocattolo si dirige al centro della scena, di fronte ai manichini umani.
Orsacchiotto: Il tragitto è stato lungo. Il cammino faticoso. Ma adesso sono qui. Per voi.
IO – SONO – LA – MORTE.
L’orsacchiotto prosegue il suo cammino circolare ronzando a piccoli cerchi nei pressi dei manichini terrorizzati che si limitano a seguirlo con gli occhi.
La voce metallica prosegue e diventa più flebile.
Orsacchiotto: Il tragitto è statoo lungoou. Il camminooo faticosooo..
Ma adesso s…no qui. Per vuuoi. Io sono laaa…
Si ferma al centro della scena, in silenzio.
Manichino1: Mmmh…
Manichino2: (sottovoce) Che c’è?!
M1: Si è fermato.
M3: Sì – è fermato.
M1: Non funziona…
M1 M2 ed M3 si guardano perplessi, interrogandosi con gli sguardi.
M3 controlla che non ci sia nessuno di passaggio, quindi, cautamente, fa un passo avanti e recupera l’orsacchiotto. Lo esamina. Ne saggia l’odore.
M3: Le pile. Anzi no. Puzza. Si è bruciato
M1: Che peccato…
M3: E’ un problema.
M1: Problema?
M3: Peccato. Lo aggiustiamo, si aggiusta… Ora lo aggiusto.
Tutti i manichini insieme: OPPURE NO…?
M3: (severo) Lo aggiusto!
Ci traffica un po’. Gli altri seguono la scena terrorizzati. Sembra esser riuscito ad aggiustare il guasto. Si gira verso gli altri.
M3: A posto!
Ripone a terra l’orsacchiotto, che riprende a ronzare.
Orsacchiotto: Adesso seguitemi. Io sono la vita. Conquisteremo il mondo…
Perplessi i manichini si guardano l’un l’altro. Si fanno reciprocamente coraggio.
Decidono di muoversi. L’orsacchiotto meccanico esce di scena. Dietro di lui, in fila indiana, venerandolo come un totem, i manichini marciano compatti. Il primo della fila è M3.
Buio/Suono della campanella

IV. TECNO-TEATRO – Anima Elettrica

Musica rock molto forte – luci stroboscopiche. Lo speaker introduce lo spettacolo.
Sul palco: alla sinistra il concorrente 01, visibilmente preoccupato, esegue dei piegamenti.
Alla destra, il concorrente 02 pedala una bicicletta che in realtà è ferma come una cyclette i cui sensori sono collegati tramite un filo al display posto alle loro spalle, che informa della velocità sostenuta dalla bici. Dal soffitto cala e resta appesa una scatola chiusa, con sopra impressa un’appariscente Z dorata. La stessa Z impressa anche sulle magliette dei concorrenti, accanto al display e ovunque la si ritenga opportuna.
Speaker (off): Bene, il gigantesco Tecno-Teatro di Ikea è strapieno.
E’ giunto il momento di presentarvi i due concorrenti di oggi:
Alla vostra destra, indossando una casacca Z, scarpe Z, pedalando una mountain bike Z: il concorrente 01, Borghese Piccolo Piccolo. Lo vediamo impegnato a prendere velocità per raggiungere la quota minima di 60 chilometri orari, sotto la quale non dovrà mai scendere per l’intera durata della gara. Alla vostra sinistra il concorrente 02: Mister Condannato A Morte, che come vedete si sta scaldando. Le sue scarpe sono dotate di sensori dinamici necessari a verificare il suo continuo movimento e programmati a trasmettere l’eventuale scossa mortale.
Parte la musica
Speaker (off): La musica è partita. Pedala 01, balla 02!
Due partecipanti, una macchina elettrica offerta dalla Z, che vincola la vittoria di uno alla sopravvivenza dell’altro. Vince uno – vince l’altro. Perde uno – perde l’altro.
La loro vita appesa ad un filo. Signore e signori… ‘Il gioco è questo!’
02: (ballerino) 01!
01: (ciclista) Eh
02: Non mi piace di ballare. Ci andavo io in b-bici, ci andavo…
Silenzio – solo musica
Poi non è che ho capito t-tutto… Questo regolamento…
01 non gli risponde
Per esempio: Nella scatola. Che c’è? Te l’hanno detto a t-te? …
Ballare non mi viene.. preferivo la b-bici. Mò mi fermo…
01: Zerodueee!
02: (Si spaventa) Oh che è? Non fare così!
01: Non ti fermare, devi ballare!
02: Non fare così…
01: 02, se smetti perdiamo, non smettere!
02: Va bè, ho capito
01: Perdiamo, 02, se smetti. Tu muori, e io perdo i premi.
02: M-mi… 01, non smetto, scherzavo. Mica voglio crepare. Tengo fa-miglia… Quali premi, 01?!
01: (legge su una lista) Una piscina a otto, un sommergibile rosa, un coccodrillo azzurro, la coda di Godzilla, l’ultimo panda cinese, una piramide di vetro, un mattatoio nucleare, una mandria di cavalli svizzeri… e per finire (riprende fiato): un’Anima Elettrica!
02: Giochi? A me nessuno mi ha detto di g-giochi
01: Chi ha parlato di giochi? Sono veri
02: Il Panda pure?
01: E’ così: A me i premi, a te la vita
02: (perplesso) Sembra g-giusto, vero 01?
01: Non cominciamo, 02… Se smetto tu muori, sei condannato lo stesso, no?
Ti do un’opportunità. Se non c’ero io qua, se non c’era la Z, tu adesso eri già… (scampanella)
02: Che suoni oh!? Non essere cattivo con me, 01!
01: Non sono cattivo, 02!
02: Hai suonato le campane
01: Ma quali…- messaggio ricevuto: Sei un irriconoscente.
02: No, non è v-vero. Scusa 01. E non volevo dire male di Z. Mi date l’opportunità.
Tu sei mio amico, eh?
01: Mmh
02: La pena di morte è dolorosa. Mi hanno detto. Vero 01?
In tono falsato dalla presenza delle telecamere:
01: Certo, io pedalo per salvare la vita a 02, grazie alla Z che ci offre le sue comode calzature alla moda!
02: San Cristoforo… un poco ci cascavo. Anima elettrica… è beneficenza, lo fai per me!
Io dico che ce la faccio, E ho pure un nuovo amico, uno importante… il suo nome è 01!
01: Non voglio prenderti in giro. Hai peccato? Non importa.
Ma devi guardare più TV: L’Anima Elettrica esiste. Presto tutti ne avranno una, compreso 01!
Condannato ci resta un po’ male.
02: E va bè, se ci tieni tanto alla tua anima… (ride) 01…
Da domani tieni coccodrilli, panda e cavalli che ti cagano dappertutto. Pensa te…
01: (come si fosse offeso) I cavalli vanno nel mattatoio, il coccodrillo e il panda nel sottomarino, il sottomarino nella piscina a forma di drago…
02: E la piramide di vetro, 01? Come fai con la piramide? Tieni spazio per la piramide?
Saprei io dove…
01: Basta! E’ la mia piramide, mi serve! Se scoprono che manca qualcosa mi ammazzano!
02: La m-mafia?!
01: (annuisce) Peggio: Mia moglie e la vecchia. E perdo il bambino. L’orgoglio della nonna. Così piccolo già mi odia. E’ normale odiare un padre 02??? E’ normale!!!?
02: Certo!
01: Che hai detto 02?!
02: Certo… c-che no 01, come si fa… odiare un pa-pa, pa-pa-dre…
01: …Perché lavora. E dirige un azienda. Che mica si campa d’aria!
02: E quindi ti odia…
01: Adesso. Ma pensa quando gli arriva a casa l’Anima Elettrica! Mette la spina e io sono lì, a giocare con lui.
02: Avere un figlio… una cosa vera nata da te… e quanti anni tiene questo figlio?
01: E va bene.
Borghese dopo un momento di esitazione tira fuori dal giubbotto una foto e, proseguendo a pedalare, la mostra a condannato. Condannato continua a ballare e si avvicina. La prende.
02: E’ dentro il sommergibile?
01: Ho sbagliato foto (gli porge quella giusta) Ecco
02: E’ b-b- bello. Bellissimo
01: E’ mio figlio
02: 01 piccerello… Che nome?
01: Giuseppe 01. Lo faccio per lui
02: E’ bellissimo che lo fai per lui. Tieni eccoti la foto tua. Ti abbraccerei 01, ma devo ballare attaccato ad un filo che esce dalla tua bici che sopra la bici ci sei tu che devi pedalare
01: Grazie, lascia stare
pausa – silenzio
02: Pensavo… è bene?
01: Cosa?
02: …Questo.
Borghese ci pensa su.
01: Chi siamo noi per giudicare cosa è bene? Lasciamo a Dio la parola
Condannato è estasiato dalla risposta; come incantato:
02: …la parola di Dio…
Che poi non ho mai capito qual è sta benedetta parola…?
01: (urlando) PIETÀAAA!!!
02: Cosa? Oh cosa?!
01: Crampo, ho un crampo!
02: Già!?
Condannato lo soccorre alle spalle. Lo tira un po’. Gli fa passare il crampo.
Forza 01! (il tutto in modo buffo, dal momento che deve continuare a ballare mentre l’altro pedala)
01: Grazie, 02, è passato. Passato
02: Sicuro? Perché sennò… (fa segno riferendosi alla mossa di prima)
01: Passato, 02, mi è passato
Pausa
02: 01?
01: Che.
02: Paura
01: Di cosa?
02: Se arriva la musica che non so ballare
01: Tutte le musiche si possono… Parlami di te, 02. Perché sei condannato?
02: Innocenza.
Si guardano. 01 sorride.
Rapina e…
01: Un rapinatore!
02: N-n-no! Non sono un rapinatore! Operaio sono.
01: Ah, sì…
02: Ho detto… non sono rapinatore. L’ho fatto solo una volta… 02 era un operaio…
E se non lo licenziavano, era ancora un operaio. E non aveva fatto nessuna rapina e non stava qui
01: Quanto tempo fa?
02: Un anno, due mesi, tre giorni…
01 storce la bocca
01: Il nome della compagnia?!
02: Y
Pausa. 01 ha un accesso improvviso di tosse. E’ seriamente sorpreso e preoccupato
01: 02, tu non conosci il tizio che ti ha licenziato…?
02: Se lo conosco?! Magari, 01. Gli faccio zompare la testa.
Chello infame mi ha rovinato la v-v-vita
01: …la logica di oggi, 02. Il mercato…
02: Sì, eccome no. La loggica… Il mondo va così
01: Giusto, 02… E la violenza non paga
02: No, non paga 01… “love end peace, fratello!”
Cambiando tono di voce…
Ma a quello la testa gli zompa lo stesso!
01: Ehi! Ci siamo quasi, 02. Io credo… ci credo. Dico che si fa, si può fare!
02: La scatola, perché non ci dicono della scatola?
01: E’ solo per distrarci… dai 02!
02: Tieni ragione. Non la mettono la musica che non si può ballare. Non la mettono.
…E se poi la mettono? (visibilmente agitato)
01: Una storia, 02. Adesso te la racconto…
02: Non voglio storie… niente storie!
01: …sono un coniglio e un cacciatore.
Il coniglio cammina nel bosco e vede un cacciatore trafficare tra gli sterpi.
Si avvicina con cautela e gli chiede: ‘Che fai?’ – ‘Non vedi?’ – risponde il cacciatore – ‘nascondo una trappola tra i rami, di modo che al passaggio ne rimarrai imprigionato e io potrò venderti al mercato del paese.’ Il coniglio se la ride.
‘Non sei un cacciatore molto furbo. Adesso che me lo hai detto, sta pur certo che non passerò mai da qui. Quella trappola è inutile.’ Il cacciatore non degna il coniglio di una risposta, sorride, ecco che fa, e poi si incammina tranquillamente nel bosco, alla ricerca di altri posti dove seminare le sue trappole. Quel sorriso – pensa il coniglio – sembra il ghigno di un demonio…
Nel corso del racconto 02 viene rapito dalla storia, sembra quasi incantato dalle labbra di 01, fin quando sulla faccia di 01 il sorriso pare divenire diabolico…
02: Nooo! Ho paura, nooo!!!
01: Cosa, chi?!
02: Va via, via da me, via da me via da me…
Prosegue a ballare cercando di strapparsi i vestiti di dosso
Striscia… fotte… ferisce… Non ti v-voglio, va via!
Cambiano le luci, parte una musica lenta. 02 accoglie sul palco una bambola gonfiabile
02: Marisa! Si rifugia tra le sue braccia, iniziano a ballare con lei un lento
Tu? Sei davvero tu?
01 si lascia andare all’abbraccio, chinando la testa sul seno della bambola
Ho bisogno di te, anima mia, bi-sogno…
01: (gridando) Zerodueeee!
Le luci tornano quelle di prima. Il sogno si interrompe bruscamente. La bambola viene tirata via.
La musica cambia.
Devi ballare la musica che ti dicono, non la tua!
02: Marisa, era Marisa. E ballavamo, ballavo…
01: La tua musica. Tu non esisti! Balla quello che dicono loro!
02: Loro chi loro cosa?!!!
01: Loro, loro lorooo!
02: Non gridare! Marisa… non gridare… non torna più… non torna… Mi licenziano, perdo la macchina, perdo la casa. Se ne va. Non gridare… lei se ne va… Perdo l’amore…
01: Ti prego, 02, è quasi fatta. Non volevo gridare. Siamo uguali. So cos’è perdere… Cos’è un uomo senza amo…? Ti ho detto di Giuseppe. Per questo possiamo vincere. Siamo uguali. E siamo soli. Come una squadra. E’ un gioco che sappiamo giocare!
02: Sappiamo?
01: E dobbiamo…
02: Dobbiamo…? E se invece… pensavo…
01: Basta pensare. Inutile… pensare è male!
02: M-male, è male pensare! …Ricordare, sognare?
01: Male male male!
02: Ma sì sìì, in culo tutti, ve lo mettiamo dietro: vinciamo, vinciamo, vinciamooo!!!
01: Noi due!
02: 01 e 02: insieme! …La gamba?
01: Nemmeno le sento, le gambe!
Da un filo cala un bigliettino in testa a condannato. 01 lo guarda
02: C’è scritto: leggi 02.
01 gli fa segno di aprire. 02 apre e legge
“A-pr-i la scaa-tooo-la… 02!”
Silenzio. Lentamente 02 si avvicina alla scatola e la apre: c’è una pistola
Una pistola, c’è una pistola…
01: Niente, 02. Continua a ballare
02: Un altro biglietto, lo leggo
01: Ho capito che fanno! Cercano di distrarci. Si sono accorti che gliela stiamo facendo…
E’ una trappola!
02: F-forse è importante, 01…
01: 02, è un trucco!
02: Devo leggere
01: Non leggere, 02!
02: Devo per forza, d-devo…
Legge. Guarda 01, rilegge, riguarda 01. E’ sconvolto
02: 01 ha detto: sono tuo amico
01: 01 è amico di 02. Una squadra. Ricordi?
02: Pensavo che eri mio amico
01: Che c’è scritto? Non devi credere a tutto quello che leggi, 02! E’ un trucco… per…
02: Vuoi sapere? Che c’è scritto, vuoi sapere?!!!
Impugna la pistola, ma non la punta.
Non me lo dovevi fare 01… “Chillo infame, pezzo ‘e merda di 01 ‘ricopre la carica di capo del personale della multinazionale Y’ da più di due anni…”
01: Non è vero!
02: Cazzooo!
01: Sì – sì, è vero! Ma non ti conoscevo, 02, che ne sapevo, io…
Erano ordini… dall’alto. Mi sono opposto: perché mandare brava gente per strada, perché?
Vuoi sapere? La risposta… vuoi sapere? O loro o te. Cosa facevi tu?
Ho una famiglia io, un figlio che nemmeno mi riconosce se torno… Peppino…
02: Non mi fai pena. A-adesso ti sparo.
01: Ricordati: siamo uguali. Muoio io muori anche tu
02: Non siamo uguali.
01: E’ quello che vogliono! Sapevano dall’inizio come andava. Siamo pupazzi nelle loro mani!
02: Parli al v-vento. E’ venuta la fine.
01: (supplicante) 02…
02: Adesso te la racconto io, la storia. Si chiama rapina, la mia prima rapina.
01: Prego 02, ti prego…
02: C’eera una voolta…
Un giorno un operaio entra in una ricevitoria con una pistola. Non sa nemmeno da che parte si tiene, la pistola, ma è l’unico modo che tiene per parlare, la cazzo di pistola, a lui che nessuno lo ascolta. Il fatto è che non è mai stato uno fortunato, l’operaio, e quell’altro, l’impiegato, anche lui ha fatto una giornata storta, perché gli grida contro, all’operaio, in faccia, come uno che non ha… paura.
01: (nella parte dell’impiegato) Ma cosa vuoi, ritardato?! Il mio sangue?
Allora uccidimi, se sei capace! Ma nella tomba scendi con me! Muoio io e muori anche tu. Si chiama pena di morte!
02: E io ho pensato: Cazzo… perché va tutto storto?
Mi bastava che prendeva un po’ di soldi dalla cassa, pochi e me li dava. Io così me ne andavo, a casa. Mangiavo dormivo e mi sognavo Marisa… qualcuna da stringere, che mi voleva un po’ di b-b-bene. Ma lui continuava…
01: Be-be-be… fai come le pecore? Eeeh? Sei una pecora, oppure un coniglio? Lo sai quanto ci ho messo per avere questo posto? Ho dato via l’anima! La mia anima! Poi arrivi tu. Arriva lui. Scommetto non hai neppure un nome… E allora spara! Non mi fai paura. Siete il marcio della società, spazzatura. Entri nel mio territorio, siamo gente per bene qui, che ne sai…
E vuoi fottermi… ma guarda… Mica senza nome come te… Tutti onesti, che amano i loro figli e vogliono andare dritto. Arrivi e dici: dammi tutto datemi tutto! Ci vuoi fottere eh? E fottici allora, fottici! Muoio io e muori anche tu.
02: E allora io, è stato a quel punto, ho cominciato a vedere tutto che si muoveva intorno, tutti che mi gridavano addosso e mi sputavano…
“Fuori, via balbuziente, quella è finta, abbiamo capito che è finta! E’ un gioco, solo un gioco!”
No, non è un g-gioco. Questa nooon è fi-finta…
“Sì che è finta, tu sei finto, i nostri soldi non te li diamo!”
Si era bloccato tutto qui, non respiravo più, la capa gira, tremano le dita…e non lo so, mi scappa la pistola, scivola, e allora io la stringo più forte per non farla scivolare (la punta in faccia a 01)
01: (tornato nei suoi panni) 02! Che fai? Sono 01, non mi vedi?! Zerodueee!!!
Rumore dello sparo. Buio. Solo il display resta illuminato e precipita inesorabilmente verso lo zero.
02: IL MIO NOME È: VINCENZO PALERMO!!!
Luce. 02 è fermo. Ha smesso di ballare.
Così c’ho detto. E si è sbloccato qua, respiravo, e quello a terra che mi guardava. E non diceva più: ‘spara ritardato’. Stava muto, lungo disteso. Era bello. Tutti di nuovo muti. Che mi rispettavano. E mi guardavano, zitti. E penso che pensavano: Allora quella era vera. Non è un gioco.
Ah, e invece sì, è proprio un gioco. Ma con la pistola vera, come questa. Anche questa è vera.
pausa – silenzio
…Eccola. Inizia a tossire e si inginocchia. La musica che non so ballare. Crolla in terra.
Leggero leggero, mi sento. Come un peso qui dentro… huuu… volato via.
Si trascina vicino al corpo di 01 e allunga il braccio per afferrargli la mano.
Niente anima, 01. Solo corpi. Questo siamo. Raccontami una storia diversa, se ti riesce.
Si trascina a fatica sul proscenio, appena in tempo prima che il sipario si chiuda completamente.
Ripete ancora: VIN..CEN…ZO PA…LER…MO. Il suo corpo ha un sussulto, come se un lampo, una strana elettricità, lo attraversasse per l’ultima volta. Muore.
Buio. La fiaba del cacciatore e del coniglio riprende da dove è stata interrotta.
Voce off: …quel sorriso, pensa il coniglio, somiglia al ghigno di un demonio.
Dopo meno di due giorni il cacciatore ritrova il coniglio in fin di vita nella trappola nascosta tra gli sterpi. Tanta era stata le fame, e la curiosità, che il coniglio si era spinto a frugare erba laddove sapeva di rischiare la vita. Con le ultime energie rimaste, il coniglio si rivolge al cacciatore:
‘Perché quel giorno hai sorriso così?’ – Dopodichè esala l’ultimo respiro.
‘Prendersi gioco dei vostri bisogni, risponde al bosco il cacciatore, è il mio mestiere.’
Come un disco incantato la fiaba riprende dall’inizio (ad libitum):
…un coniglio cammina nel bosco e vede un cacciatore trafficare tra gli sterpi…
Scema la voce off che narra la fiaba, e con sempre maggior vigore, si fanno largo le note della colonna sonora di “2001 – Odissea nello spazio”. La scena è buia. Lampi di luce intermittenti illuminano di seguito i seguenti oggetti al centro del palco:
1. Il divano – 2. La croce che dondola da una fune – 3. (al climax musicale): L’orsacchiotto sollevato con entrambe le braccia porte al cielo da M3 (il manichino capo).
Su quest’ultima immagine, che resta più a lungo illuminata, metà dalle seconde quinte di destra e metà da quelle di sinistra, rientrano le persone raccontate nei diversi comparti, e simultaneamente si inginocchiano intimoriti con la faccia a terra.
Buio

fine

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